Della difficoltà di scrivere qualcosa che faccia senso

Ci sono molte cose di cui scrivere, su cui cominciare riflessioni da condividere. Forse troppe. Anzi troppe, e così veloci che l’una tende a far dimenticare quella precedente. Per di più ciascun evento è legato ed al tempo stesso slegato, trovare connessioni, trovare gli intrecci richiede tempo, pazienza ed indagine. E nel mentre che tu fatichi per trovare i collegamenti, già succede qualcosa d’altro, e rimette in discussione quel che avevi cercato di mettere insieme, di costruire all’interno di una logica che ti pareva quantomeno resistente all’analisi. Job Act, l’attacco al sindaco Marino, l’inchiesta della magistratura romana che apre scenari da romanzo criminale, il governo italiano che rimane uno dei pochi a sostenere l’accordo TTIP come viene proposto dagli USA, i 5stelle che arrivano alla resa dei conti, e poi tante altre cose. Fenomeni, fenomeni che avvengono e che si osservano, ma come mai avvengono? Ho di recente avuto una discussione con un amico di fb sul fatto che io non credo che siano fenomeni che nascono per caso, credo che siano la risultante di azioni commesse da noi uomini e donne, e non avendo alcuna cultura del complotto, il problema è come riesci a spiegare, a trovare i percorsi che poi portano a quei fenomeni. Avrei voluto parlare della diseguaglianza, e lo farò in altro post, perchè credo che questo sia il problema cruciale, il problema su cui si riscopre la differenza ideologica, quella che cercano di dirci che è morta e così fan trionfare la loro di ideologia. Ma di fronte al susseguirsi di avvenimenti, mi pare più utile soffermarmi su quanto sia travolgente e soverchiante la realtà. Che di giorno in giorno supera l’attività narrativa degli scrittori, costruisce trame noir che pochi grandi scrittori riescono a copiare. Così dalla lettura del libro di Rampini, Rete Padrona, che parla dei fenomeni Google, Apple e simili, prendo lo spunto di leggere un romanzo che è ambientato in quel mondo, Il Cerchio di D. Eggers, e mentre ti addentri nella trama del libro vieni colpito dalle notizie del processo che coinvolge Apple e Steve Jobs e delle sue e.mail, e pensi: meglio la realtà del libro. Così leggi della teoria, non nuova, degli universi paralleli, e pensi che forse questo può spiegare alcune coincidenze, il formarsi di alcuni fenomeni. Altrimenti come puoi? Altrimenti ti devi sempre rifugiare nella limitata conoscenza antropologica, in quel poco che sappiamo dei processi cognitivi, della logica inerente il modello capitalistico e della nuova egemonia culturale che ci permea. Poi ti accorgi che molte altre cose succedono ed hanno segno contrario, cresce la share economy, mica tutto rose e fiori ma certo risposta alternativa e comunque un segno forte, crescono nuovi movimenti e partiti, Podemos in Spagna e Syriza in Grecia, ma anche i neonazisti nei paesi nordici, e la Svezia andrà al voto dopo pochi mesi dalle ultime elezioni perchè il governo socialdemocratico e verde non ha più la maggioranza. Ed in Ucraina formano il nuovo governo e scopri che tre ministri non sono ucraini, gli viene concessa la nazionalità in un giorno per permettergli di far parte del governo, e sono stati scelti da un agenzia di “cacciatori di testa” ma rappresentano gli “amici” americani, quelli che hanno costruito quest’altro scenario di scontro. E ti domandi se poi non sia vero quel che tanti dicono e che tu stesso leggi e cioè che oggi siamo nelle stesse condizioni in cui scoppiarono le due guerre mondiali del 900, e per questo bisogna aprire tutti i fronti possibili, per dare sfogo alla macchina vorace che c’è in noi, che c’è nel nostro procedere per progresso e regresso, e quindi fare tante piccole guerre per evitarne di farne una che non si sa come finirebbe. E così vedi che la gente torna a pensare alla Russia come alla grande URSS comunista, ma come non l’abbiamo distrutta quella cosa là, quell’utopia mancata, quell’utopia che è troppo difficile per le nostre capacità, ed ora guardiamo al Putin come se fosse uno nuovo Stalin e parliamo di imperialismo russo, di espansionismo della Grande Madre Russia, ma ci dimentichiamo del grande Impero, di quello che ancora domina, l’Impero Americano. Che nella storia dell’uomo Imperi ci son sempre stati e generalmente più di uno allo stesso tempo, è che noi studiamo solo la storia dell’occidente. Ma sempre ci sono stati i tempi del crollo di questi imperi, che son tempi lunghi, perigliosi e che nessuno può prevedere cosa accadrà dopo. Ed allora ci potremmo accontentare di essere in prima fila nell’assistere all’inizio del crollo dell’impero, son anni che lo sostengo, dopo attente letture. L’impero occidentale, rappresentato dagli USA ha iniziato il suo percorso di decadenza e finirà. Cosa verrà dopo nessuno lo può predire. Ma non è nel mio essere, semplicemente assistere, in qualche maniera bisogna partecipare, perchè se non si sa cosa verrà dopo, il segno può essere diverso a seconda di quali forze avranno la capacità di guidare il processo storico. La storia mai è statica, ma a progresso può corrispondere anche regresso. E proprio ieri Hawking ci ricordava che l’ Intelligenza Artificiale può essere un serio pericolo per il genere umano. Così come i cambiamenti climatici. Perchè possiamo discutere di quanto le attività umane siano responsabili del cambiamento, ma che ci sia un cambiamento climatico oramai non ci sono dubbi. E le implicazioni sono enormi, ma noi che facciamo?, a parte dei movimenti che hanno poco potere, chi domina il mondo, chi ha il potere fa poco, perchè rischia di mettere in discussione gli equilibri economici su cui si base questo modello di società.

Da quì nasce la mia voglia di continuare a studiare per aiutare a capire, solo l’intelligenza collettiva può sperare di mettere insieme i pezzi, per costruire qualcosa di diverso, anche utopico ma capace di dare processi concreti. La politica d’altronde dovrebbe essere questo, e se oggi lo è sempre meno, l’unica arma che i cittadini hanno è di cercare di riprendersi il filo, per poterlo condurre in una direzione che faccia e serva la maggioranza e non i pochi. Continuo a rimanere incredulo quando sento dire che in questa crisi tutti pagano qualcosa, ed invece i dati ci dicono che c’è un piccolo nucleo di persone che non solo non sente la crisi ma ne guadagna, ne esce più ricco e più forte. Perchè la diseguaglianza non è solo economica, è anche quella dei diritti, della possibilità di partecipare e di contare, in poche parole è la capacità di costruire una democrazia partecipata. Al contrario quel che lor signori vogliono è una democrazia decisionale, in cui pochi possano controllare i più, una democrazia tecnocratica ed elitaria che diventa necessariamente una democrazia autoritaria.

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