Io NON Voto

In questi giorni molto si discute dell’astensionismo. E’ naturalmente la conseguenza delle elezioni regionali che hanno fatto evidenziare un livello di astensione mai raggiunto prima. Per di più il fenomeno ha coinvolto una regione, l’Emilia Romagna, che ha un lunga e radicata tradizione di coinvolgimento politico ed è sempre stata una delle regioni a maggiore partecipazione elettorale. Tentare di spiegare il fenomeno è molto complesso e, nella situazione “antropologica” in cui si trova il paese, non si riesce a fare un analisi che non sia troppo faziosa. Infatti ad esempio, nel PD il dibattito è se il forte segnale di discontinuità col passato, sopratutto in Emilia, sia dovuto alle politiche di Renzi, che sono di dx, oppure il risultato del deterioramento dei comportamenti delle classi politiche regionali, e quindi della dirigenza passata del PD. In realtà non c’è modo, con i dati che si hanno, almeno che io posso avere, di fare analisi che permetta di trovare, non dico rapporti di causa ed effetto, ma neanche di forte correlazione. Allora quale discussione può essere elemento di confronto più pacato?

Una delle domande che vengono poste nel dibattito è ,ma qual’è il valore di un astensione, o meglio, chi si astiene fa una scelta politica, fa una scelta che può in qualche maniera condizionare il dibattito politico, o è una forma di arresa, di abbandono e di ammissione di irrilevanza? Naturalmente lungo sarebbe discuterne in profondità. Quello che faccio è partire da me, dalla mia decisione di non votare. Spiegare perchè, sopratutto cercare di spiegare che è una scelta politica, anche se riconosco che è debole. Io non vado a votare da molti anni, in realtà di tanto in tanto torno a votare. Forse si può partire da quì, quand’è, quali sono le condizioni per cui la mia volontà di elettore è forte abbastanza per recarmi alle urne? Io ho votato, ed ho partecipato per quel che ho potuto alla campagna elettorale, per Pisapia sindaco di Milano, all’epoca vivevo a Milano. Perchè? Perchè le giunte di cdx erano state uno schifo, la Moratti ha rappresentato l’ennesima prova che lasciare la gestione politica nelle mani dell’oligarchia dominante fa disastri, ma sopratutto perchè mi fidavo di Pisapia. Mi piaceva il suo modo di creare un lavoro collettivo, lo vedevo come uomo di sx ma non di “partito”, uomo “radicale” ma capace di dialogo anche con gli avversari. Insomma andai a votare perchè la condizione peculiare, quello che chiamo il contesto, era drammatica e c’era un alternativa che mi convinceva. Se devo dire che i primi anni di esperienza della giunta Pisapia, hanno consolidato il mio appoggiare Pisapia, devo ammettere che la risposta è a metà tra soddisfazione e delusione.  Poi sono tornato a votare alle ultime politiche, ed ho votato PD per Bersani. Perchè? Perchè speravo che si potesse ottenere quella maggioranza necessaria per aprire una nuova fase, per iniziare un percorso che permettesse al paese di superare il dramma del berlusconismo. E perchè pensavo che Bersani fosse la persona in grado di facilitare questo percorso. Non sono mai stato del PD, sono sempre stato convinto che l’operazione che ha portato alla nascita del PD fosse sbagliata e che non avrebbe generato quel partito o forza politica capace di affrontare le problematiche della modernità. Ma ho creduto che Bersani, per la sua storia, la sua capacità di dialogo, il suo non carisma, potesse essere la persona giusta. Per chiarire, durante la campagna elettorale mi sono reso conto, di giorno in giorno, delle debolezze di Bersani, sono andato in ogni caso a votare perchè oramai c’era l’abbrivio mentale, ma ero sicuro che la campagna elettorale di Bersani era stata un disastro e che non avrebbe vinto. Ecco, anche questo è un punto importante, ci sono andato anche se mi ero convinto che avrebbe perso, perchè? Ho prima parlato di “abbrivio” mentale, di qualcosa che inizi e che non puoi fermare, spesso nella vita ci troviamo di fronte a situazioni di questo tipo. In più c’è sempre la speranza che ti stai sbagliando che forse alla fine succederà quel che hai sperato ma che pensi non possa accadere, è l’irrazionale, è ciò che non puoi spiegare, ma che in politica ha un suo significato. Ma detto perchè sono andato a votare nelle due occasioni descritte, perchè avevo smesso di votare, l’ultima è stata nel 2001? Premetto non mi considero un elettore medio perchè: mi sono sempre occupato di politica, ed ho partecipato attivamente alla politica a partire dal liceo fino alla fine dell’università, ho un livello di istruzione molto elevato, ho avuto la fortuna di vivere e lavorare per lunghi periodi in paesi esteri, tra cui gli USA, che mi ha permesso di conoscere in profondità altre culture e sistemi. Dunque perchè avevo smesso di votare. Naturalmente non c’è un solo motivo, ce ne sono molti e tentare di fare un elenco che sia in qualche maniera per ordine di importanza non so quanto sia utile.

La prima considerazione, di cui mi sono avveduto col tempo e quindi era latente inizialmente, è il problema della rappresentanza. Sono cresciuto, mi sono formato, considerando che uno degli aspetti fondamentali della politica fosse, sia, la possibilità di partecipare e di avere rappresentanza. Rappresentanza vuol dire che c’è l’opportunità di “contare” di avere delle cose da dire e da fare. E mi sono reso conto che il passaggio dalla cosiddetta prima repubblica alla seconda ha coinciso con la modifica del concetto di rappresentanza. Il problema della governabilità è diventato acuto, o meglio è stato fatto diventare il problema politico fondamentale. Anche quì la razionalizzazione di alcuni di questi temi avviene a post, perchè capisci le connessioni che all’inizio non erano così chiare. Ed il discorso della diminuzione del valore della rappresentanza è processo che non vale solo per il nostro paese, ma è uno dei meccanismi su cui le classi dominanti stanno giocando per trasformare la democrazia in senso più autoritario, questo è argomento che necessita di un post a parte. Il nostro paese ha vissuto un dopoguerra complicato ma anche molto produttivo e sicuramente di successo, che per di più ha esteso vantaggi alla maggioranza degli strati sociali. E i governi cambiavano quasi ogni anno, quindi la governabilità è questione più complessa che semplicemente riferirsi alla frammentazione del quadro politico legato al concetto di rappresentanza. Eppure in nome della governabilità si è provveduto a minare il concetto di rappresentanza, si è costruito un meccanismo di accorpamento pre elettorale, le cosiddette coalizioni, che a mio giudizio sono state uno dei problemi della seconda repubblica. Ma per tornare ai miei motivi di non voto, questo è il primo: ho incominciato a sentire che il sistema in qualche modo togliesse valore al mio voto, in quanto voto da rappresentare. In più, sempre sul tema della rappresentanza, non c’era forza che potesse rappresentare la mia idea di “polis”. Io sono sempre stato progressista, un altro tema che discuterò è cosa voglia dire per me essere progressista, e quindi pur senza demonizzare non potrei votare partiti di dx. A sinistra c’era la coalizione di centro sinistra, oggi rappresentata dal PD, che proprio per come è stata concepita e costruita non mi dava rappresentanza perchè sintomo di non comprensione del mutamento che avveniva nel mondo e giocata tutta su una traccia “elettorale”, il famoso si vince al centro ( non c’è nessun dato che questo sia vero ma questo è stato il mantra), o ci sono stati i vari tentativi di riedizione di gruppi che si rifacevano alla tradizione “comunista” dei movimenti del 900. Ora come si fa a farsi rappresentare da chi non ha fatto i compiti a casa e compreso le ragioni della sconfitta dell’esperienza del comunismo, o socialismo reale che si voglia dire? Come si fa a farsi rappresentare da chi non ha capito il nuovo livello di scontro, l’immissione della potenza della tecnologia, come mai nella storia dell’umanità, l’apertura dei mercati non tradizionali con il prepotente affacciarsi di nuovi giocatori in primis la Cina? L’astensione alle regionali,  processo che è venuto avanti da un pò di anni e di elezioni, si può far risalire anche al problema della rappresentanza?

Il secondo elemento per cui non andavo a votare mi è stato chiaro sin dalla prima volta che ho preso la decisione: non mi fido di questi politici, li considero corrotti, ma non solo in senso materiale ma in senso generale, corrotti nella loro accezione di politici, ciascuno per motivi diversi ma tutti corrotti. In questo ho un pò precorso i tempi, forse la mia esperienza internazionale mi ha aiutato. Per fare un esempio Berlusconi è corrotto in quanto il suo fare politica è fondamentalmente fare il suo interesse, e delle sue aziende, ma così parte della sinistra, faccio riferimento a quel che poi diventa PD, che parla di diversità antropologica, dio mio che errore\orrore, in realtà ha allevato un sistema complementare e similare che non può che degenerare, ed il caso Emilia è eclatante, così come la storia del movimento cooperativo. Tant’è che da questo movimento ne verrà fuori il ministro del lavoro Poletti che è l’emblema del fallimento dell’idea della cooperazione ed allo stesso tempo del collateralismo, che inevitabilmente corrompe, tra politica ed affari. Quì ci sarebbe da riprendere tutto il dibattito sull’emergenza “morale” che venne posto da Berlinguer e che a mio giudizio in gran parte era diretta all’interno del partito ed al modo in cui il partito gestiva il partito, là dove aveva responsabilità di governo. L’altra parte della sinistra è corrotta dal suo non aver fatto i conti con la storia, per cui ha ancora dentro parole d’ordine che non solo non aiutano ma sono freni alla comprensione ed allo sviluppo di nuovi pensieri.

Il terzo elemento che mi sento di elencare è il ruolo dei media e dell’informazione. Anche questo è una razionalizzazione ad post, perchè non è facilmente razionalizzabile. I media in questi ultimi 30 anni, particolarmente nel nostro paese, sono diventati strumento di pura propaganda e manipolazione. Con questo non voglio dire che prima non avessero questo ruolo ma, a mio giudizio, esisteva una parte di informazione che faceva “Controinformazione” e permetteva una certa dinamica di confronto. Se tu percepisci che lo strumento di informazione diventa fortemente manipolativo può scattare un meccanismo di ribellione, un meccanismo di difesa, di rifiuto che si può tradurre nell’abbandono. Oggi sempre di più mi chiedo quanto di quel che ascolto, leggo, sia manipolato a proposito, manipolato perchè non accurato, manipolato perchè comprato. Ed allora come faccio a costruire un processo decisionale che mi porti ad esprimere un voto che non sia solo “di appartenenza” ma anche ragionato?

Sono già stato troppo lungo ma per quel che valgono sono alcune delle considerazione che fanno di me un NON votante, consapevole di contare poco, proprio grazie al non voto, ma alla fine ciascuno vive della sua dignità e del potersi guardare allo specchio. E penso che il mio non voto serva a qualcosa? Credo che possa servire se qualcuno, con cui collaborerei volentieri, si rende capace di costruire quella rete che potrebbe riaggregare tutti quelli che non vanno a votare, perchè al contrario di quel che ci vogliono fare credere, se l’offerta politica è seria e ben costruita molti di quelli che non sono andati a votare potrebbe tornare a votare.

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